- Federico: Guglielmo, hanno notato che non c'eri
- Guglielmo: Non c'ero! Per me che diluvi o faccia sole è tutt'uno: non amo la terra.
- Guglielmo: (sprezzante) Che san fare i bifolchi oltre a questo? Lo facciano. Non basta il lavoro
ordinario che già ti fa logorare le mani: anche lo straordinario, no! La terra può chiedere
quello che vuole: può accanirsi contro di noi come le pare e piace: per me è una nemica
schifosa e la ignoro, la detesto.
- Federico: Non hai torto: ma ne va di tutto ciò che abbiamo. Io non m'immagino
un'alluvione, ma, a detta di tutti, sarebbe un disastro per i nostri campi.
- Guglielmo: Alla malora! V'incretinite uno con l'altro.
- Federico: Scendi a vedere il fiume.
- Guglielmo: Tu l'hai visto e ti ha commosso le budella!(ironico) La paura di quattro vecchi
rimbambiti è contagiosa.
- Federico: (risentito) Contagiosa o no, è sempre meglio temere il peggio. Se oggi non avessimo
alzato l'argine di un metro, ora saremmo a mollo. Queste cose sono lontane da te come la
luna, ma anche la luna non c'entra: i giornali dicono che è colpa della luna se il fiume è
in piena.
- Guglielmo: E' perché non del sole che non ha asciugato l'acqua?
- Federico: Forse anche del sole,
- Guglielmo: ... e delle stelle,
- Federico: Io riferisco. Il giornale ha parlato della luna: qualcuno ne sa più di noi. Se poi ha
inventato, è una carogna.
- Guglielmo: E lo è, perché ha inventato. Un anno fa dovevano muoversi i giornali a far
riparare gli argini! Se questo diluvio è opera della luna, lo sapevano già anche allora o
potevano prevederlo. Ma i giornali, niente! I giornali sono fatti da gente comoda, seduta in
uffici riscaldati, pagata profumatamente: ogni giornale dice male dell'altro e non ha tempo
per queste cose. Poi queste cose succedono: allora c'entra la luna. E' come dirci,
pigliatevela con lei, vi compiangiamo, ma con la luna non c'è niente da fare, è lontana,
è fatale, poverini, e noi siamo qui a lavorare di zappa e badile nel fango ad innalzare un
argine che cadrà al primo urto.
- Federico: Anche tu credi che non possa tenere?
- Guglielmo: Io non credo a nulla. Ti ho già detto che non me ne importa niente. Hanno notato
che non cederà ? Bene! E che hanno detto?
- Federico: Che sei una carogna!
- Guglielmo: Anch'io? Ne sono felice. Vuol dire che mi considerano come uno di quelli dei
giornali. Lo piglio come un augurio.E tu mi credi una carogna?
- Federico: Un po' lo siamo tutti. Stavamo lavorando come negri e dalla parte opposta del fiume
è passata una processione con tanto di parroci in testa: pregavano che il fiume non rompesse
da loro, ma da noi. Dio starà giocando a testa e croce per sapere da che parte deve fare
rompere l'argine, perché anche da noi abbiamo fatto voti e preghiere. Se il fiume rompe
di qua, credi che Dio esaudisca loro?
- Guglielmo: Ti torno a ripetere che non credo a niente.Ma se Dio fa rompere dalla parte dove ci
sono più carogne, fa rompere di qua, stanne certo. Quando succedono malanni, Dio è
sempre fuori casa, preghiere o non preghiere. Regolarmente ogni anno c'è la grandine, e
mica quella che rompe qualche tegola, ma quella che maciulla il grano come in un mortaio.
Bene. Passano pochi minuti e giù ogni volta peggio. Dio si è dimenticato di noi: dice la
mamma. Oh no, dice Lucia, Dio ci punisce! Ma di che cosa? Questo lo sa solo Lucia. Ora con
l'alluvione è lo stesso: prega di qua, prega di là: Dio se ne infischia e la manda dove
vuole.
- Federico: Vai in città?
- Guglielmo: Sono fatti miei.
- Federico: Non è la prima volta che mi metti al corrente dei tuoi affari.
- Guglielmo: Hai soldi?
- Federico: Neanche il becco di un quattrino. Ma questo non ti da diritto di tacere: il tuo debito è
grosso, lo sai!
- Guglielmo: Lo ricordi continuamente!
- Federico: Se non lo ricordo io?
- Guglielmo: Ce l'ho sempre in mente, te l'ho già detto.
- Federico: In mente, in cuore, sulle labbra, me lo dico sempre, ma nelle mie tasche mai..
- Guglielmo: E' difficile realizzare ciò che voglio.
- Federico: Che c'è di nuovo?
- Guglielmo: Un posto da autista, me l'ha comunicato un mio amico questa mattina.
- Federico: Ah, quella letterina profumata!
- Guglielmo: Un'amica, sì, in città le donne valgono più degli uomini.
- Federico: Chi è?
- Guglielmo: Una donna, né bella, né brutta, né buona, né cattiva: sa fare. Non lo fa
gratis, come le donne di qui. Pretende ed ha bisogno di soldi.
- Federico: Se ti rivolgi a me è come spillare vino da una botte vuota.
- Guglielmo: Senti! Quattro anni fa ho regalato a Lucia quella collana d'oro per la nascita di
Carlo. Bisogna trasformarla in denaro. Ho un amico che me la paga come nuova.
- Federico: Sarà! Parlane a Lucia
In quest'istante dalla porta di fondo entra il nonno: dimostra una settantina d'anni, è
alto, magro, il volto lungo, scarno, porta gambali come Federico. Ha un'ampia giacca sopra il
maglione e una sciarpa al collo, sul capo ha un berretto di lana. Ha gli attrezzi sulle spalle e li
posa vicino a quelli di Federico; si libera della sciarpa e del berretto. Ha radi capelli bianchi.
- Nonno: Di che cosa parlate, Federico?
- Federico: Nulla, del tempo che farà domani.
- Nonno: (a Guglielmo) Ti credevo partito.
- Federico: E' indeciso per via dell'alluvione, nonno.
- Nonno: Ah, per fortuna non sei cieco. Due braccia di più sarebbero state utili oggi. Guarda che
sta partendo il turno di notte.
- Guglielmo: Ho altro per la testa.
- Nonno: (a Federico) E i ragazzi?
- Federico: La mamma li ha messi a dormire.
- Guglielmo: (al nonno) Lucia non c'è?
- Nonno: Fa il suo dovere sull'argine del fiume. O sei un criminale o un incosciente, Guglielmo.
Non ti ho mai odiato tanto come in queste ore in cui tutti noi lottiamo per sopravvivere. Tradisci
la tua famiglia, la società.
- Guglielmo: La società! Credi proprio che io senta di tradire la società che viene a dirmi che
questo diluvio dipende dalla luna? Ognuno segue i propri affari fuori di qua, come se niente
fosse: anch'io avrò diritto di seguire i miei.
- Nonno: E ti prepari ad andartene di notte, fuggendo,
- Guglielmo: Risparmia il tuo sarcasmo.
- Nonno: Sarai solo questa notte sul treno che ti porta via.
- Guglielmo: Sì, solo, con le pulci dei sedili che giudiziosamente se ne vanno. Basta con queste
storie. A te interessa cosa dice la gente perché hai radici qua, più profonde di un pozzo, io
me ne infischio. Me ne vado: fuggo, se ti piace. Sono stanco di questa vita: voglio luce,
comodità, vestiti decenti, casa decente. Tu non senti la terra come condanna: io sì e mi
ribello a questa prigionia.
- Nonno: In città ne troverai un'altra.
- Guglielmo: Prigione per prigione preferisco quella.
- Federico: (a Guglielmo che si avvia verso la porta) Dove vai?
- Guglielmo: A respirare, qui si soffoca.
Il nonno si siede e tende una gamba.
- Nonno: Tira, Federico! (Federico si china a togliergli i gambali) Tuo fratello ha bisogno di soldi?
- Federico: Sì.
- Nonno: Non dargliene, Federico, ti metto in guardia.
- Federico: Io lo credo sincero.
- Nonno: Tuo fratello ti racconta che va in città a cercarsi un posto, ma riceve lettere di donne.
- Federico: E' un'amica che gli ha promesso un posto d'autista.
- Nonno: Ah, Federico, sei ingenuo come tua madre. E' vecchia la storia. Tuo padre ha
sperperato un patrimonio cercandosi un lavoro, ma in realtà correva dietro alle donne.
- Federico: Noi vogliamo migliorare.
- Nonno: Mentendo a voi stessi ed agli altri, così non migliorerete certo. Ah, che schifo la
menzogna!
Dalla porta di fondo entrano Lucia e subito dopo Gabriella. Lucia è una donna non bella, ma
dai tratti energici: dimostra una trentina d'anni, ha un corpo robusto, è alta, asciutta, ha
mani grandi, da uomo ed una pelle scura, bruciata. Porta uno scialle intorno alla testa, una
giacchetta di lana sulle spalle e i gambali fino al ginocchio. Liberatasi dello scialle, della
giacchetta e dei gambali, inizia subito a preparare la tavola, disponendo piatti, posate, versa la
farina nell'acqua che bolle sulla stufa. Porta il ferro da stiro sulla stufa e prende dal
cassettone una camicia. Gabriella è una ragazza di diciotto o diciannove anni, piccolina,
smilza, bionda: è infantile, serena, facile all'entusiasmo, ha un vestitino dai colori vivaci,
coperto fino alla vita da un giubbetto di pelliccia.
- Federico: Gabriella, come mai?
- Gabriella: Buonasera.
- Nonno: Ciao Gabriella.
- Gabriella: (a Federico) Sono venuta a darti una bella notizia. Domani sera papà e mamma
festeggiano le nozze d'argento e si sono decisi a fare un po' di festa.
- Nonno: Hanno ragione. Non volevano farla per via del fiume?
- Gabriella: Sì, sono tanto preoccupati.
- Nonno: E' un gran bel guaio. Ma spero che gli argini terranno.
- Gabriella: Oh, lo dirò a papà. Se lo dice lei sarà felice. Come si fa a non festeggiare le
nozze d'argento? Balleremo, Federico. Ho già detto alla mamma che vogliamo fidanzarci e
forse domani sera lo dirò anche a papà. (a Lucia) Acconsentirà, nevvero?
- Lucia: Certo.
- Gabriella: (al nonno) E lei?
- Nonno: Se siete contenti voi!
- Gabriella: (a Federico) E tu?
- Federico: Gabriella! Ho solo paura che un disastro prima di domani sera mandi tutto a monte. Ma
che diranno i tuoi che sei ancora fuori a quest'ora?
- Gabriella: Oh, la mamma lo sa. E poi adesso scappo.
- Lucia: Se lo sa fermati a mangiare con noi.
- Gabriella: No, no, lo sa solo la mamma. Papà sarà di ritorno fra poco. E' meglio che
sia a casa prima di lui.
- Federico: Ti accompagno.
- Gabriella: Bene. Bada che corro!
- Federico: Le mie gambe sono più lunghe delle tue.
- Lucia: (a Federico) Fa' in fretta, Federico. Fra poco è pronto.
- Federico: Sì, arrivederci.
- Gabriella: Ciao, Lucia. Buonasera.
Il nonno siede al tavolo, prende la pipa, la riempie e l'accende. Lucia riprende a stirare la
camicia.
- Lucia: Stanco?
- Nonno: Un poco.
- Lucia: Nervoso?
- Nonno: Ehh,
- Lucia: Sei più robusto e resistente di un giovane. Ti ammiravo oggi, là, sull'argine. Eri
l'anima di tutti noi. Forse dico un'enormità, ma ero quasi felice che il fiume
c'impegnasse tutti, così, in una prova di solidarietà. Questo il mondo lo ignora: il
mondo risponderà dopo, se Dio manda l'alluvione, ora tocca a noi rispondere alla
società che ci chiama. Così volevo dire a quelli che imprecavano alla sordità degli
uomini.
- Nonno: E dovevi dirlo.
- Lucia: No! Non sono capace a parlare.
- Nonno: Le cose semplici sono le più difficili da dire, ma le più facili da fare.
- Lucia: Infatti imprecavano tutti, ma tutti lavoravano.
- Nonno: Uhhh,
- Lucia: Sì, continua la tua pipata. Hai visto Gabriella? Gabriella e Federico mi piacciono: un
giorno o l'altro si sposeranno
- Nonno: Non credo molto al loro matrimonio. Federico si guasta dietro l'esempio di suo
fratello. Tu non sei riuscita ad imbrigliare Guglielmo e Guglielmo trascina Federico sulla sua
stessa strada.
- Lucia: E' un rimprovero, nonno? Ma cosa avrei dovuto fare? Lo so, continuare a piacergli
come prima che ci sposassimo. Ma bisognava lasciar perdere tutto, adattarsi alla sua indolenza.
Avrei continuato a piacergli, ma avrebbe perso ogni stima di me. Guglielmo a modo suo mi vuol
bene, a modo suo è intelligente, tutti voi siete intelligenti in famiglia: non lo dico perché
ormai faccio parte di voi, tutti lo dicono. Se riferiscono qualcosa detto da te, sono tutti attenti.
Anche il parroco ti vuol bene, pur sapendo le tue idee: capisco che se dici qualcosa hai meditato
prima di parlare. Guglielmo ti assomiglia molto in intelligenza ed io vorrei che fosse come te in
famiglia.
- Nonno: Tra me e Guglielmo vi è suo padre, mio figlio. Tu non l'hai conosciuto. Fu la mia
croce. Andava bene con mia nuora: entrambi indolenti, amanti del quieto vivere senza pensieri. La
terra prodiga lavorava per loro. Mio figlio ha sperperato denaro dietro sgualdrine, connivente
mia nuora che lasciava fare. Ah, se ricordo quegli anni! Sciupii, sporcizia qui in casa: la terra
affidata alle mie braccia ed a giornalieri, avidi, ladri. Ma quando mio figlio andava in città era
un damerino, profumato come una donna, vuoto come una campana. E mia nuora entusiasta,
povera stupida, della sua vuotaggine che lui andava a scaricare altrove nel letto di qualche donna
pagata. Guglielmo è la sua copia. Ma non ha sposato un tipo insulso come sua madre: ha
sposato te che sei un angelo di donna.
- Lucia: Nonno, Guglielmo è buono.
- Nonno: Vuoi illuderti! Che strana famiglia! Due giovani che vanno alla deriva, una madre che si
addormenta in una senilità precoce e tu!
- Lucia: Ho i figli che mi consolano, nonno. I figli li voglio buoni, affettuosi e tu mi aiuterai ad
allevarli bene. Oggi pomeriggio sono venuti a salutarmi. Hanno smesso di giocare per darmi un
bacio: poi sono scappati di nuovo come saette: che tesori! Non mi sento triste con loro: voglio
mantenerli sinceri, franchi, a costo di perdere io stessa la sincerità mentendo su ciò che fa il
loro padre.
- Nonno: L'esistenza rovina l'individuo. La vita è un corso tranquillo come di fiume, ma
profondamente corrode gli argini: guai alla piena! Gli argini franano come montagne di
stracci, dentro e fuori. Questa mattina ero sull'argine del Po: fango, melma, un suono
come di latta vuota. Se cederanno gli argini qui sarà desolazione.
- Lucia: Hai paura?
- Nonno: Non so. L'argine al vizio è più fragile. Tu sei giovane e la vita non ti ha ancora
insegnato granché. Molti uomini gravitano attorno al peccato di lussuria: è raro che
trovino tutto facile, se qualcosa li ostacola, o il rimorso o un rimprovero vivo, come sei tu per Guglielmo, diventano falsi, ipocriti, si perdono, si contraddicono, diventano ancora più luridi.
Guglielmo è pronto a partire, non è vero? Questa sera stessa?
- Lucia: Sì, nonno. Questa volta, come tutte le volte, sempre più sicuro di sé : la menzogna
ripetuta è un albero che diventa ogni giorno più forte.
- Nonno: Mah! Le notizie sulla pioggia sono preoccupanti. Quando piove alla sorgente di un fiume
va male per quelli che abitano alla foce. Noi siamo in posizione fortunata in cima a questo colle,
ma la pianura intorno diventerà un lago.
- Lucia: E' strano, nonno; non riesco a preoccuparmi, il fiume non mi spaventa. Sarà
l'abitudine di vederlo ogni giorno, mi spaventa la grandine, il fulmine, il terremoto,
- Nonno: E ti spaventerà il fiume perché ha un'altra faccia oltre quella che conosci.
- Lucia: Provvederà Iddio se non possiamo provvedere noi.
- Nonno: T'illudi!
- Lucia: Mi dispiace che tu non creda in Dio.
- Nonno: Perché, Lucia?
- Lucia: (quasi parlando a se stessa, adagio, studiando le parole adatte al proprio pensiero) Mi
sembra che Dio sia un gran conforto. Non è colpa non credere, come credere non è merito.
Ma ci deve essere un punto d'unione fra il negare e l'ammettere Dio, altrimenti che valore
ha di fronte a Dio il mio credere e il tuo non credere?
- Nonno: (con un sorriso indulgente) Sei una brava figliola, Lucia, se ti preoccupi tanto della
salute della mia anima e ci ragioni e ti arrovelli intorno. Se non hai compreso tu questo punto
d'unione come posso concepirlo io? Dicono che Dio illumina i cuori: bisogna purtroppo
convenire che la sua luce è avara sopra la terra.
- Lucia: (accalorandosi) E' avara perché tu non la vedi. Il male si manifesta perché, chi lo
fa, grida. Il bene ha vie segrete. Chi lo rende pubblico? Chi ha il coraggio di gridare il bene
ricevuto, se già lo chiede con vergogna? Se il bene fosse chiaro, come il male, noi
scopriremo subito Dio.
- Nonno: Ti entusiasmi, Lucia, brava! La tua fede mi spiega perché sei così serena.
- Lucia: Ho Dio e Lui m'insegna a sopportare tutto ciò che succede.
Il dialogo è interrotto da una voce di donna, aspra, arrabbiata, che chiama di fuori:
"Ohe, .Lucia, !"
- Lucia: La mamma..! (va alla porta e le risponde) Vengo.
- Madre: (gridando da lontano) Vieni a darmi una mano, perdiana. C'è un buio che non si
vede una spanna dal naso.
Entra una donna sulla cinquantina, grassa, sciancata. Cammina sbuffando: tiene in mano un mazzo
di cinque o sei galline uccise. Butta a terra i polli e incomincia a spellarne uno con mossa
rapida.
- Lucia: (meravigliata) Perché li hai uccisi?
- Madre: Hanno la malattia.
- Lucia: La malattia?
- Madre: Quel tomo non va in città?
- Lucia: Chi?
- Madre: Guglielmo?
- Lucia: Non so.
- Madre: Non sai mai niente. Glieli do che li venda, qui si ammalano soltanto.
- Nonno: Tienigli cordone per procurargli dei soldi.
- Madre: Sta' zitto; alla tua età non capisci più niente. Che ne sai tu delle aspirazioni di
quel ragazzo? Per te è tutta una menzogna. Non basta che abbia lottato per il marito: ora
debbo lottare anche per mio figlio. Sono stufa, stufa. (a Lucia) Dove andavano quei due?
- Lucia: Chi?
- Madre: Ma Federico e Gabriella. Correvano come matti. Per poco non mi hanno buttata a terra.
- Lucia: Federico accompagnava Gabriella a casa.
- Madre: L'ha invitato per il ballo, immagino: sono incoscienti, fanno baldoria per le nozze
d'argento! C'era proprio bisogno che ricordassero il loro matrimonio e le botte che si sono
date.
- Lucia: No!
- Madre: Eh, non sai i retroscena! Tutte le scuse sono buone in quella casa per ubriacarsi.
Già, se Federico vuole fidanzarsi con quella smorfiosa, io sono contraria. Quando una barca
fa acqua, uno di più la fa affondare prima.
- Lucia: Dove vai nonno? (il nonno si avvia verso la stalla)
- Nonno: Vado a vedere se le bestie hanno tutto.
- Lucia: (piano) Non mangi?
- Nonno: Non ho fame.
- Lucia: Vuoi che ti porti qualcosa di là ?
- Nonno: No, no, (esce)
- Madre: (accennando al nonno che è uscito) Il cenobita, no, l'eremita, no, che diavolo!
Non mi viene il nome, e tu che gli frigni dietro: lascialo in pace! Ha solo idee da vecchio.
Entra Guglielmo.
- Lucia: Ciao Guglielmo.
- Guglielmo: Ciao. Hai un po' di benzina?
- Lucia: Sì.
- Madre: (ironica) Ti sei comprato la macchina? Quanto l'ha sognata il tuo povero padre, ma
non è mai riuscito a comprarla! Come te, chiedeva benzina solo per gli abiti,
- Lucia: (pronta con la benzina ed uno straccio) Dove?
- Guglielmo: Qui, fa' piano,
- Madre: Quando avremo la macchina ti porterò in città, diceva. La città è là ed io
sono qua,
- Guglielmo: Mi hai stirato la camicia?
- Lucia: Sto finendola.
- Guglielmo: Sbrigati! (apre la porta di fondo e guarda fuori)
- Lucia: Il cielo segna burrasca.
- Guglielmo: Burrasca di stagione e qui si muore di noia.
- Lucia: Non è noia: è il riposo che la terra ci concede d'autunno.
- Guglielmo: Siamo i servi della terra e dei nostri simili.
- Lucia: (animandosi) E' noia perché non ami questa vita. Non eri così quando ti ho
conosciuto: allora amavi la terra come l'ama tuo nonno. E' difficile togliersi dalle proprie
carni il segno della propria nascita.
- Guglielmo: All'agiatezza si abituano tutti: il segno della nascita lo lascio al nonno: è
incartapecorito.
- Lucia: Ha la faccia dei nostri vecchi.
- Guglielmo: Belle facce rugose!
- Lucia: (con ostinazione) E più rughe, più mi piacciono: vogliono dire più solchi tracciati
nei nostri campi. E' strano che tu disprezzi tanto questa vita di contadini: io sono convinta che
è la migliore di tutte.
- Guglielmo: (con fastidio) Ma smettila! Non sai come si vive in città ? Ti dicono che la terra
non tradisce ed intanto viviamo in spelonche alla maniera dei primitivi coi letti nelle stalle al
medesimo piano delle bestie. In città si studia, si guadagna, si veste bene, si gira per case
piene di luce, non puzzolenti d'urina e di sterco come le nostre. C'è troppo distacco fra
quelli della città e noi perché tu, imbecille, possa illuderti che la tua persona valga
qualcosa: vali come il pane che il loro stomaco digerisce. Ti ho sposato perché mi sembravi
cittadina: ti dipingevi, vestivi da civetta
- Lucia: E poi?
- Guglielmo: E poi mi hai stancato. Dopo pochi mesi, non puoi negarlo, da signorina piacente eri
già diventata una cosa che lavora da mane a sera, come un uomo, trasandata, sformata,
spettinata: eri diventata tutt'uno con la terra, di cui hai lo stesso colore, tutt'uno con le
mucche di cui porti in giro l'odore nei vestiti, nelle lenzuola. Il tuo corpo non ha più
forma: guardati in faccia! Hai una pelle che raspa come se avessi la barba.
- Lucia: (al colmo dell'esasperazione) Esageri, Guglielmo! Tu non sai, o non immagini
nemmeno, che il mio cuore non ha subito l'infamia del corpo. Tu non conosci le mie notti
insonni perché lo specchio delle tue parole è meno crudele di uno specchio reale. Ti ribelli
alla vita dei contadini? Ma non sai quale ribellione ho anch'io dentro di me: anch'io
l'accuso di avermi trasformata in un essere duro, rinsecchito, dalla pelle arida, spessa, dai
denti guasti, dalla bocca puzzolente. Ma ricordati che sei stato tu a condannarmi a questa vita con
la tua indolenza. Ricordati che abbiamo dei figli,
- Guglielmo: (con ironia cattiva) che tu conduci già per i campi,
- Lucia: e che voglio che amino la terra (si raddolcisce) perché debbono amarla, Guglielmo!
Io adoro la terra, il suo silenzio, la sua solitudine. Non m'importa che domani i nostri figli non
siano più contadini: falli studiare, se vuoi, ma che in questi primi anni imparino ad amare la
terra, gli animali, che si riempiano l'animo di spazio, di libertà ! Se la dolcezza dei ricordi
sarà forte in loro, come è in me, sono sicura che ritorneranno alla terra volentieri. Tu sei
perduto per me.
- Madre: (non si è scomposta continuando a spennare polli) Dì, Lucia, guarda che l'avrai
tu la bocca puzzolente: io non ho mai sentito che la mia puzzi.
- Guglielmo: Lasciala dire! Un tempo aveva le penne: ora le ha perdute, un po' presto!
- Lucia: si è seduta sul cassettone al fondo e piange sommessamente.
- Madre: Ah, ah, goditi le tue, finché cel'hai, Guglielmo! Ma con economia! Non ho
voglia di essere ridotta a mal partito dalle tue stupidaggini. (continua piano) Non preoccuparti
Lucia, ti vuol bene: esagera! Io non ho mai fatto delle scene simili a tuo padre. Benedetto Iddio,
che presunzione voler un uomo tutto per sé ! Un giorno quel buon uomo di tuo padre mi ha
portato dinanzi al pollaio e mi ha fatto vedere il gallo con il suo corteo di galline. Io non sono
stupida e l'ho capito al volo: ma volevo dirgli che il gallo va con tutte, belle o brutte, giovani o
vecchie, non solo con certune come faceva lui. Sono stata zitta, perché mi avrebbe tolto anche
le briciole. Eccoti i polli: non sono gran cosa.
- Guglielmo: Mi mandi a vendere degli scheletri, che roba!
Entra il nonno dalla stalla e vede Lucia chepiange.
- Nonno: Che succede, Lucia?
- Lucia: Nulla, nonno!
Due bambini di cinque o sei anni sono entrati dietro al nonno e si avvicinano a Lucia che li attira
a sé.
- Bambini: Mamma, mamma,
- Nonno: Perché piangi?
- Madre: Eh, per il pianto di una donna ti commuovi tanto?
- Nonno: Sta' zitta. Chi ti ha chiesto qualcosa?
- Madre: Oh, bada! Non sopporto di essere insultata.
- Nonno: Sei un'incosciente. Lucia che è successo?
- Lucia: (si alza, parla con amarezza, asciugandosi gli occhi) Ha ragione la mamma. Non commuoverti
per le mie lacrime quando hai ben altro di fronte a cui commuoverti!
- Madre: (urlando) Siamo alle solite. Non si può vivere in pace in questa casa! Ma dove
l'avete il senso comune, tu, vecchio imbecille, e tu, citrulla, che ci pigli gusto a soffiarci sopra.
Siete solo buoni a parlare ed a insultare. (a Guglielmo) Su, prendi questi polli, c'è la
letteratura in giro: muoiono tutti, bell'esempio che date ai piccoli! (ai bambini)
Filate via, di sopra, se non volete che pigli il bastone.
- Bambini: Sì, nonna, sì, (Lucia li accompagna su per la scala)
- Nonno: (a Guglielmo) Cosa hai combinato di nuovo?
- Guglielmo: Parto.
- Madre: E per tutto questo,
- Guglielmo: Mia moglie è fuori di sé. (alla madre) Qui il nonno pare che l'abbiano toccato
sul vivo.
- Nonno: (d'impeto, scagliandosi su Guglielmo) Che vuoi dire?
- Madre: (trattenendolo) Calma, calma! Ha detto che sei stato colpito sul vivo. Non è un
mistero che hai un debole per quella smorfiosa!
- Nonno: Deve rispondere lui, quel farabutto,
- Madre: (sempre trattenendolo) E allora fa' tu. Volevo mettere pace: ora me ne lavo le mani.
- Nonno: Ripeti ciò che haidetto!
- Guglielmo: , che la difendi, che fai sempre parte con lei. E' tua moglie, forse, che ti riscaldi
tanto?
- Nonno: Bada come parli perché so il tuo pensiero.Sei un lurido insinuatore, pagliaccio,
fannullone, ipocrita. E' bene che te nevada: in questa casa non c'è più posto per te.
Sei da gettare via come unaserpe. L'aridità del tuo cuore sarà la tua maledizione,
domani, finché vivrai, va' via, va' via,
E' entrato Federico: spinge il fratello versola porta di fondo.
- Federico: Va', va', eccoti dei soldi, va',
- Guglielmo: prende i soldi e si allontana.
- Madre: Calmati, calmati, ma oh, padre, haibevuto?
- Nonno: Va' via anche tu!
- Madre: Sì, sì, che inferno! (esce)
- Lucia: appare al sommo dellascala.
- Lucia: Nonno?
- Nonno: Vieni, Lucia, se n'è andato: nonpiangere!
- Lucia: scende: giunta in basso, china, piangendo, il volto sul braccio ancora appoggiato alla
ringhiera
- Lucia: Oh, nonno!
Il nonno l'accarezza.
ATTO SECONDO
Identica scena dell'atto precedente. E' notte, Lucia è seduta al tavolo sotto la luce della
lampadina e cuce, la madre scopa, Federico in piedi si dondola leggermente al suono della
radio che trasmette un ballabile.
- Madre: Quel vecchiume là fuori mi fa uscire dai gangheri. (a Federico) E tu chiudi quella radio! E'
sempre un letamaioqui dentro e nessuno pensa che poi bisogna pulire, (piano) manie! Non fai
altro che sentire scemenze dimusiche,
- Federico: Sono musiche negre!
- Madre: Bene! Con tutta la sua prosopopea, balli, musiche negre! Ai miei tempi si aveva più
dignità. Ecco com'è la democrazia: andiamo ad insegnare ai negri il Pater Noster e ci
portiamo a casa i loroballi.
- Federico: A me piacciono.
- Madre: Quando ballonzoli sulle tue gambe lunghe, mi fai pena, e le donne schifo! Il parroco,
- Federico: Lascia stare il parroco. Ballano ancheall'oratorio.
- Madre: Appunto, è una mania, questa dei negri. Lihanno portati persino a combattere in guerra,
poveri illusi! E ci hannolasciato un esercito di bastardi.
- Lucia: (a Federico) Non vai alla festa?
- Federico: Non la fanno: hanno paura dell'alluvione.
- Lucia: Meglio così : in questo momento bisogna rimanere uniti. (si ode un rumore di voci
concitate fuori) Ma checosa fanno là fuori?
- Madre: Hanno voglia di chiacchierare. (a Federico) Sono contenta che non facciano la festa: quella
smorfiosa non mi piace.
- Federico: Non chiamarla così.
- Madre: La chiamo come voglio, tutta dipinta come un manichino da negozio, magra come un chiodo:
quella non ti da figli, coni fianchi che ha, la silhouette, elettrica come una lampadina, giri
l'interruttore e si accende. Sì, se hai voglia di farti mettere sotto, sposala! Non portarla in casa:
qui c'è bisogno di gente che lavora, uff, (esce)
- Lucia: Fortuna che questa cascina è in alto: se ilfiume rompe da queste parti, non ci travolge.
- Federico: Cosa dice il nonno?
- Lucia: Ha paura.
- Federico: (spegne la radio, si siede al tavolo e si fa vicino a Lucia) Posso parlarti diGuglielmo?
- Lucia: (stupita< span style3D'font-size: 11.0pt;mso-bidi-font-size: 10.0pt'>)Sì.
- Federico: Prima di partire mi ha detto che gli è dispiaciuto: mi ha detto che sei stata ingiusta a pensare
che vada in città a farebrutte cose.
- Lucia: Ti ha detto propriocosì ?
- Federico: Dià mine! Va solo a cercarsi un lavoroperché è un tipo, tu lo vedi, che non è adatto
per lacampagna.
- Lucia: Oh! Abbiamo qualcosa qua, una casa, deicampi, la sicurezza del pane: perché cambiare tutto
questo perl'incerto?
- Federico: Sei da compatire. Bisogna osare! Mi ha dettodi dirti d'avere pazienza, che, appena ha qualcosa
per le mani ti chiamacon i bambini e cerca di chiamare anche me. Non voleva partire tanto ti vedeva
agitata.
- Lucia: Non è vero!
- Federico: Sul serio! E poi quella scena col nonno! Maè mai possibile che tu, proprio tu, debba essere la
sua pietra al collo invecedi essergli d'aiuto?
- Lucia: Sono parole sue?
- Federico: No, come sei cavillosa! Ti dico il senso. Era proprio triste quando mi ha lasciato.
- Lucia: Ed ha preso qualcosa con sé, del cibo, della biancheria?
- Federico: Nulla, poveretto! Era demoralizzato! Madomani che dovesse riuscire e vi chiamasse in un
bell'alloggio pulito, comodo, correreste a quattro gambe, sì, sì, lasciamelo dire, tu, con la tua
poesiadella natura, il nonno che manderebbe al diavolo la nostalgia, non parliamo dellamamma e dei
ragazzi che quando Guglielmo torna dalla città e porta qualcosa sonoin adorazione di quello che
vedono. Ha ragione Guglielmo: in città campano sul nostro lavoro.
- Lucia: Ma se nessuno lo fa?
- Federico: Che c'entra? Lo faccia chi vuole. Nonverrai a dirmi che devi fare questo lavoro per qualche
motivo religioso o politico oche so io?
- Lucia: No. Ma penso di far bene a rimanere dove Diomi ha messo.
- Federico: Me l'aspettavo! Non capisci che Dio nonc'entra per niente?
- Lucia: Avrai ragione tu: con tipi come me il mondonon si sarebbe mosso di un passo. Mi auguro che
- Guglielmo: riesca e ci chiami.Aveva bisogno di soldi?
- Federico: Eh, sì. Voleva chiederti,
- Lucia: (si sfila lacollana e gliela da) Quando lo vedi dagli questa collana d'oro: me l'ha chiesta: digli
che non abbia rimorso a venderla, intanto,
- Federico: Oh brava, finalmente! Diventi nostraalleata, vengono! Non parlarne al nonno.
- Lucia: Figurati!
Entra il nonno: un gruppo di gente continua aparlare di fuori. Il cielo è già chiaro, albeggia. Federico
si siede al fondo della scena.
- Ingegnere: (non si vede, ma sisente la voce forte fuori dalla porta) Ma possibile che non vi sia nessuno
chevoglia attaccare il cavallo alla mia macchina? Pago diecimila lire questoservizio.
- Nonno: (riportandosi sulvano della porta) Non è per i soldi, ingegnere.
- Ingegnere: Fino alla strada saranno duechilometri.
Unavoce Ma cosa vuol fare con questo buio? Aspettil'alba. Ci mancherà un'ora.
- Ingegnere: All'alba voglio già essere aMilano.
Unavoce C'è troppo fango.
- Ingegnere: Uno, due, trecavalli.
- Lucia: (a Federico) Chi è ?
- Federico: L'ingegnere della tenuta qui accanto. Ha lamacchina nel fango.
- Ingegnere: Ne pago due, tre, quanti ne volete, allamalora! Che gente incaponita!
- Lucia: E non possono?
- Federico: Ammazzare un cavallo per una macchina? E poi aspettiamo tutti, aspetti anche lui.
Il nonno entra: dietro di lui viene avantiuna decina d'uomini.
- Nonno: (agliuomini) Sedetevi. (a Lucia) C'è del vino?
- Lucia: Sì nonno, (lo porta, al nonno) ebbene?
- Nonno: Se il fiume rompe è una catastrofe!
- Vecchio: (è piccolo, gobbo, si appoggia ad un bastone che picchia per terra accentuando la parola:
parla rapidamente con voce stridula, petulante) Sei il solitomenagramo. E' mai possibile che alla tua
età non abbia imparato un po'd'ottimismo?
- I uomo: Ottimisti, va bene: ma pensare al peggio nonfa mai male.
- II uomo: Se tutti avessero pensato al peggio, comeNoè, non sarebbero morti.
- Vecchio: Che storie! E Dio dove lo metti? Avesseropensato o no era lo stesso perché Dio aveva già
deciso di ucciderli tutti. Oradove ha piovuto? Qui o altrove? Ti sembra che questo fatto sia molto simile al
diluvio della Bibbia? Il tuo paragone non calza, è vuoto, assurdo,
- III uomo: Basta, basta! D'altra parte questa collinaè una vera arca per il diluvio del Po. Non
potrà navigare, ma spero che nonsarà sommersa.
- Nonno: L'impeto delle acque potrebbe corrodere laterra e farla franare.
- Vecchio: Ma certo! E perché non potrebbe Domeneddiosollevare una tromba d'acqua e farci piovere
addosso l'alluvione invece diinumidirci le gambe? Se ragioni così, perché non ammetti che a
questa casapotrebbero spuntare le ali? Ciò che ti rode l'animo nonc'interessa.
- IV uomo: E dagliela! Il nonno parla benissimo e nonvedo perché tu debba scaldarti tanto.
- V: uomo A te dovrebbero dire che non ha piovuto comeha piovuto e che il fiume non è in piena.
Allora ti sentiresti a posto eandresti a dormire. Se poi non incominciassi tu ad essere pessimista tanto per
dire qualcosa in contrario.
- Vecchio: Bella lezione! Grazie! (s'inchina) Tutto perché voglio che si vedano le cose con equilibrio. A
me l'equilibrio è sempre piaciuto, è una cosa che mifa bene. Quando ero giovane,
- III uomo: Basta, basta!
- Lucia: (si avvicina alvecchio) Su, nonnino, vieni qui con me e raccontami di quando eri giovane,
vuoi un bicchiere divino?
- Vecchio: Già, già, non succederà nulla! E' tuo nonno,
- Lucia: Sì, sì, ho capito; sieditiqua.
- I uomo: Che dobbiamo fare?
- Nonno: Abbandonare questo posto al più prestopossibile.
- II uomo: (conrabbia) Ognuno di noitiene alla propria vita e a quella dei suoi cari, ma, perdì o,
lasciare la casanon me la sento.
- III uomo: Ioneppure.
- IV uomo: Io ho la porta che nonchiude.
- V: uomo E la mia? Uno spintone e sono dentro, poi, anche se mi decidessi, verrebbero i miei?
Nemmeno legati comesalami.
- IV uomo: (al nonno con ironia ) E' semplice per te, la tua famiglia è rondinepellegrina.
- Nonno: Io non me ne vado. Questa casa è diversadalla vostra: è in alto sul livello del fiume, le vostre
sono al di sotto esarebbero sommerse.
- I uomo: E abbandonarla per dove? Se succederà l'alluvione, qualche porta si aprirà a dei
disgraziati, ma prima, ti riderebberoin faccia. No, comunque vada ci tocca rimanere.
- II uomo: Ma ne va della vita!
- III uomo: Non esagerare!
- Nonno: La massa d'acqua è imponente. D'ora in ora l'onda di piena è più grande e non
può raggiungere il mare. Può darsi che ci sorpassi, ma è difficile per il decorso del fiume. Qui è
il punto più pericoloso.
- IV uomo: Perché non può raggiungere ilmare?
- Nonno: In questi giorni il mare ha una marea alta, invece di accogliere l'acqua la risospinge sulla terra.
- V: uomo (conrabbia) Inondazioni, disastri, ma che, è un anno del diavolo questo?
Migliaia di gente senza tetto, paludi di campi lavorati, dov'è Dio? O il demonio hascornato Dio e
non Dio il demonio?
- Nonno: (ha un tono di rimprovero, ma appare accennato) Fossi con i miei anni, taceresti difronte al
dolore. Non è facile arare, talvolta non basta il sudore: bisognadare alla terra anche la propria vita. Dio e
demonio si combattono altrove, seesistono. Il cuore dell'uomo è un muscolo grosso come un
pugno.
-
- V: uomo :
E' una pietra in certuni.
- Lucia: (lascia il vecchio e si avvicina lentamente parlando) Ma chi rimane con Dio sache la pietra può
trasformarsi in pane. Perché sei così triste, nonno?Non ricordi che Dio trasformò le pietre in
pani?
- Nonno: (con tono aspro, parlando come a se stesso) Tutto potrebbe fare Iddio se non ci fosse l'intralcio
diquesta vita fra noi e lui. La vita è come un tetto di nuvole che ci separa dallaluce. Quando in file
serrate vedo le nuvole avanzarsi come mostri davanti alsole, fermo la zappa, poso tutto e rientro a casa.
Sento una pena nel cuoredella mia terra, come fosse un essere colpevole, un Cristolegato.
- Lucia: (agitata, parlando rapidamente) Tutto ciò che hai detto è una bestemmia, nonno, non so dire
come.
- Nonno: (alzandosi, rivolto a tutti) E' l'alba. Ritornate alle vostre case: ilpericolo affrontato con la luce
è meno terribile. Considerate pure questa casacome vostra in qualsiasi momento.
Molti Grazie, nonno, buon riposo, Lucia, (escono)
- Lucia: Buon riposo! (a Federico) Sali Federico?
- Federico: Sì, sono stanco.
- Lucia: Buon riposo.
- Federico: Grazie. (esce, rimangono soli Lucia e il nonno)
- Lucia: (dopo un po', conaccento disperato, anche se contenuto) Nonno, è così dovunque su
tutta laterra? Che si debba vivere sempre in continua angoscia?
- Nonno: (inpiedi in mezzo alla stanza parla con gli occhi socchiusi) Un'angoscia, anche minima,
c'è sempre nel cuore dell'uomo. Chi aspira a qualcosa geme dellasua nullità : ogni cosa è
angoscia perché non la possediamo mai interamente. Ogniattimo è angoscia perché l'uomo
s'incontra con fatti più grandi di lui, ese non lo sono, li crea e crea l'angoscia.
- Lucia: (china un po' ilcapo e parla in tono sommesso) La natura di queste ore mi opprime, come una
mano che mistringa alla gola e mi limiti il fiato allo stretto necessario. Vivo, ma questolimite mi dà
tanta angoscia.
- Nonno: (con unsospiro) E spero ancorache tutta quest'acqua passi senza farci del male. Ma anche se
non c'inonda, lasua angoscia mi rimarrà nell'animo. Angoscia è anche temere una cosa
che si sa di dovere subire senza rimedio.
- Lucia: (reagendo ).Credo che bisognaesser più vicini a Dio per sopportare con dignità lavita.
- Nonno: (con tristeironia) Più vicini almodello dell'uomo giusto che chiamiamo Dio.
- Lucia: (sorridendo) Trasformi Dio inun'idea di giustizia, ma l'idea non ti dà forza.
- Nonno: La forza è tua, Lucia: per comodità etradizione l'hai posta in un essere inesistente che
chiami Dio. Senza credere inDio, io lotto come te per raggiungere il modello dell'uomogiusto.
- Lucia: (con intensatrepidazione in cui c'è affetto e desiderio di capire) Ma come sei giunto a
questo punto, nonno?Come mai delle cose che per me sono chiare come l'acqua, brucianti come il
fuoco, evidenti come gli oggetti che mi circondano, per te sono tanto diverse?E' mai possibile?
Dov'è la verità, in me o in te, nonno?
- Nonno: Non ti parlerei così se non fossi convintodi essere nel vero.
- Lucia: Ma anch'io sento di essere nelvero.
- Nonno: (è dritto, difronte e la guarda intensamente) Solo la morte può dire da che parte è il
vero: la nostracoscienza non basta. Non so dirti come sono giunto a questo punto, un tempocredevo,
poi ho dubitato di Dio. Ora il mio dio è la natura che spiega la vita, ilpensiero, il senso del dolore,
è la natura da cui sorgiamo e alla qualeritorniamo senza fine. Come il tuo dio, anche il mio, vedi,
è di casa, mi sta a fianco, mi circonda, è dentro di me, sono io stesso.
- Lucia: Ma se domani il fiume irrompe e ci sommerge, questo dio ordinato che hai in cuore non grida
vendetta al dio disordinato dell'alluvione?
- Nonno: E tu? Come ti potrai spiegare tanta furiadella natura contro di te, buona e pia?
- Lucia: Io non posso accusareDio.
- Nonno: Perché ?
- Lucia: Perché Diopermette ciò che vuole e so di averlo offeso in misura più grande di
qualunquedisgrazia mi mandi. So che la vita non termina qui. Accetto qualunque cosa perché ogni
mio diritto è dopo la morte, se faccio bene, secondo la suapromessa.
- Nonno: (tristemente) E vengal'alluvione allora. Per me non vi è un dio della piena e un dio
no, ma un unicodio che eccita e distrugge la vita universale e se solo ragiono dal mio strettopunto di
vista, posso accusare la natura di cecità e di delitto. E' meglioche andiamo a riposare un poco. Hai
gli occhi stanchi, Lucia, (si ode come un rumore di tuono: con voce rottadall'emozione)
senti, ?
- Lucia: (atterrita)Cosa?
- Nonno: La piena!
- Lucia: Nonno, nonno, (corre alla porta: la apre, il nonno la segue) il fiume ha rotto gliargini,
- Nonno: Dalla nostra parte,
- Lucia: Oh nonno!
- Federico: scende precipitosamente le scale e sislancia per uscire.
- Nonno: Dove vai? Vuoi annegarti?
- Federico (dimenandosi) Lasciami!Gabriella corre verso di noi, l'ho vista dalla
finestra,
- Nonno: Andiamo! (escono tutti)
Dopo un poco entra dalla porta di fondo un uomo giovane, tutto bagnato, grondante acqua dai capelli,
dagli abiti, ha le braccia penzoloni lungo il corpo, lo sguardo atterrito e parla adagio con monotonia.
- Giovane: L'acqua si avanza con il rumore di mille buoi e se qualcosa l'ostacola, la travolge e
l'abbatte, ! E' la fine!
(cade su una seggiola).
ATTO TERZO
Identica scena dell'atto precedente. Tregiovani dall'aspetto e dall'abito da margiari seduti per
terra vicino allastufa. Un giovane dall'aria distinta, vestito da cacciatore, passeggia avanti e
indietro nervoso: è l'ingegnere di cui si è sentita la voce nell'attoprecedente. A sinistra
sopra una branda è distesa Gabriella: dorme, una coperta lacopre fino alla vita, nel sonno si agita e
si lamenta, è rossa in viso, di fuoco.Federico le è seduto vicino: poggia i gomiti sulle ginocchia e
tiene la testafra le mani. La scena è illuminata da due lumi a petrolio, uno posto pressoFederico,
l'altro a terra vicino ai tre giovani che giocano. Nell'angolo asinistra, molto avanti nella scena
è seduta una donna non più giovane, indisordine negli abiti e nei capelli: tiene in braccio un
fagotto di panni e di coperteche contiene il suo bambino. Ogni tanto allontana un po' le coperte e lo
guarda sorridendo. Si ode in continuità un rumore d'acqua, è il fiume in piena.
- I Giovane: Che fanno ancora là fuori con questo buio?
- II Giovane: Un'ora fa hannoavvistato un'imbarcazione, non ha potuto avvicinarsi per la
corrente: orasperano di rivederla e non si decidono a rientrare.
- III Giovane: E' un brutto guaio: siamoprigionieri, gioca!
- II Giovane: Quattro! Se lacorrente non si calma non giungeranno mai.
- III Giovane: Ci voleva anche la nebbia: un elicottero ciavrebbe portato già tutti in salvo.
- I Giovane: Ma gioca, perdio!Non sai che chiacchierare.
- III Giovane: Due.
- II Giovane: Cinque.
- I Giovane: Sette. E' mio. Chefai?
- II Giovane: Metto un po' dilegna.
- III Giovane: Si gela.
- I Giovane: Facciamo un'altrapartita?
- III Giovane: Da' lecarte.
L'ingegnere si ferma presso i tre giovani e sipiega sulle ginocchia.
- I Giovane: Vuol giocare?
- Ingegnere: No! (li guarda con intenzione) Siete tre giovani robusti, con i nervi a posto, mipare.
Sigarette?
- I Giovane: Grazie.
- Ingegnere: L'acqua sta giocando con noi come il gattocol topo.
- I Giovane: Siamo topi in trappola: fra poco qualcunopiglia trappola e topi e butta tutto in acqua. Io
faccio così a prendere e aduccidere i topi.
- Ingegnere: E' sempre meglio questa trappola che quellache uccide subito, i topi.
- II Giovane: Ha fatto una bella corsa dalla sua macchinafin qui, ingegnere: se rimaneva,
l'acqua lo conciava proprio come la trappolache ammazza subito.
- Ingegnere: Già.
- I Giovane: Tre,
- III Giovane: quattro,
- II Giovane: Era una bella macchina, lasua,
- Ingegnere: La ripescheremo.
- I Giovane: E le faranno il funerale insieme al nostro, gioca!
- Ingegnere: (si fa più vicino) Di là ci sonodelle botti vuote.
- II Giovane: Non tengono.
- Ingegnere: Tengono. Le ho provate.
- I Giovane: Tengono?
- Ingegnere: Adagio! Ognuno di noi da solo non può farnulla, certo potete fare voi tre, se non avete
- Tanti: scrupoli, ma quandosarete salvi che cosa avrete oltre la vita?
- I Giovane: Se vale la pena,
- Ingegnere: La vale, miei cari. Voi penserete che nonpossieda più che campi sommersi. Vi sbagliate.
Ho assicurato tutto control'alluvione. Sono milioni. Vi cedo un terzo dell'assicurazione se
arriviamo insalvo. La gente che rimane qui non giungerà a domani. Eccovi tre contratti,
accettate?
- II Giovane: Ma possiamo usare quellebotti?
- Ingegnere: Se ti ho detto,
- II Giovane: No, per gli altri.
- I Giovane: Andiamo. Se hai degli scrupoli, da'qua.
- II Giovane: Vengo.
Escono. Lucia scende dalla scala e si avvicina a Gabriella.
- Lucia: (a Federico) Ha lafebbre?
- Federico: Alta.
- Lucia: Gabriella!
- Gabriella: (voltandosi) Lucia! Sento unfuoco qui dentro, ma non mi dà fastidio.
- Lucia: Hai dolori?
- Gabriella: No, ogni tanto mi pare che la testa voli viae tutto giri. Fortuna che sono arrivata in tempo.
Chissà lamamma,
- Lucia: Tonio e Giuseppe sanno il fattoloro.
- Gabriella: Me l'aveva detto la mamma stamattina di non allontanarmi: lo presentiva, oh le avessi
datoascolto!
- Lucia: Non pensarci!
- Gabriella: Ancora sulla porta mi ha rincorso a portarmigli stivali. Avevo voglia di vedere il fiume.
- Lucia: Raccontami com'è andata.
- Gabriella: Ero quasi vicino alla sponda. Lungo la rivac'erano file e file di sacchi di sabbia. Vedevo la
superficie dell'acqua alivello dei sacchi più alti. La riva era deserta. Lontano c'era un carro
stracarico e un cavallo che lo trascinava con fatica e degli uomini chini sulle ruote, più in là un
camion piegato su un fianco e delle persone che lo scaricavano, un aeroplano è passato basso, delle
mucche correvano libere in mezzo aglispruzzi muggendo di dolore, un ragazzo le inseguiva con un
bastone e un caneabbaiava infuriato. L'acqua del fiume scorreva, pigra, come fosse stata stanca
di camminare; ricordo che questa pigrizia mi fece sorridere della paura cheavevo avuto.
- Lucia: E poi?
- Gabriella: Ad un tratto, ero poco oltre la vostracascina, il margine superiore dei mucchi di sabbia
rotolò giù seguitodall'acqua: in un attimo fu una valanga. Ho sentito un vuoto intorno a
me, oh che pena!Vedevo l'acqua che mi correva davanti e si alzava. Non so come feci a
giungere fin qua: battevo i denti ed ero tutta sudata. Federico mi ha vista, io lochiamavo, lo
chiamavo,
- Lucia: Poveretta!
- Gabriella: Sono rossa in faccia, Lucia?
- Lucia: Sei di fuoco!
- Gabriella: E anche dentro. L'acqua ha acceso il fuocoqui. (e si batte il petto) Com'è strana la
malattia. Dovrei sentirmi di ghiaccio, verranno a salvarci, Lucia?
- Lucia: Ne sono sicura. Ci saranno più salvatori diquanti ce ne sarà bisogno, verranno con
barche, motoscafi,
- Gabriella: (entusiasmandosi) Oh, imotoscafi! Non sono mai salita su un motoscafo. Li ho visti solo
da lontano. Mi piace lacriniera di schiuma che fanno dietro. Anche le bisce ho visto correre
sull'acqua, ma non sollevano la schiuma, no, non come imotoscafi,
- Lucia: Riposa ora.
- Gabriella: Credi che l'acqua giungerà quassù ?
- Lucia: No.
- Gabriella: Ma ci corre intorno,
- Lucia: Non sale per ora.
- Gabriella: Non è vero.(si alza a sedere sul letto)
- Lucia: Che fai? (e tenta di farla distendere di nuovo)
- Gabriella: Non credere che stia tantomale.
- Lucia: Non alzarti!
- Gabriella: Questo letto muove,
- Lucia: Vaneggi, Gabriella, è fermo.
- Gabriella: Muove, ti dico. Oscilla come una barca. Hopaura, Lucia, ho paura. E' già tutto bagnato:
Lucia, salvami! Anche la casaballa, ma come può galleggiare? E la tua sedia, vieni qua sul mio
letto, no, no, non ci sopporta in due, affondiamo, affondiamo, mamma, mamma,
- Lucia: Gabriella! (a Federico) Ha il delirio, intingi quella pezzuola nell'acqua. No, non in quella:
quella è da bere.
- Gabriella: Ho sete, Lucia, ho sete, non darmi acqua difiume di fuoco.
- Lucia: Ecco Gabriella. (le dà da bere) Ora chiudi gli occhi, cerca didormire.
- Gabriella: Sì Lucia, grazie.
Le rimbocca le coperte, l'accarezza: poi siavvicina alla donna seduta con il bambino in braccio.
- Donna: Dorme.
- Lucia: Vuoi salire di sopra?
- Donna No. Avrai un po' di latte perdomani?
- Lucia: Mungerò la mucca, ma domani saremo in salvo.
- Donna: Se non gli riporto questo figlio quell'uomo impazzisce.
- Lucia: Era via?
- Donna: No, era nei campi, a casa, non so. Io ero daqueste parti per commissioni. Chissà quanto gli
rincresce di avermi lasciatoandare! Ma mi conosce: sa che non perdo la testa, so aggiustarmi. Quanto
potrà essere alta l'acqua? Solo ieri avevo pulito i pavimenti del primo piano. Tula conosci casa
mia: ci sono quei due gradini e tutta la casa è un po'rialzata: forse avrei fatto bene a ritornare,
invece di venire qua, ti do tantofastidio,
- Lucia: No, buona madre. Se non fosse notte, il tuouomo ti avrebbe già raggiunto.
- Donna: E poi è meglio che guardi la casa, grazie, Lucia.
Entra il nonno e chiede indicando ladonna.
- Nonno: Ha bisogno di qualcosa?
- Lucia: Per ora nulla, soltanto di qualcuno che leparli.
- Nonno: Perché ?
- Lucia: Così, porto del vino?
- Nonno Sì, Lucia.
Dalla porta di fondo entrano due uomini che sorreggono un terzo tenendolo sotto le ascelle: dietro altri
uomini, intutto una quindicina, vi sono anche donne e bambini che si allontananovelocemente su per
la scala. Fra gli uomini vi è un prete dall'aspetto risoluto, giovane, ha tutta la tonaca stracciata,
sporca.
- Nonno: Che c'è ?
- Uno: Ha dato di stomaco. Ha qualcosa di forte, signora Lucia?
- Lucia: Sì.
- Uno: Sarebbe meglio portarlo disopra.
Ilmalato No, no. (coi gesti)
- Uno: Non vuole.
- Malato: Oh, che dolore!
- Lucia: Prenda!
- Uno: E' stata l'impressione: nel buio habattuto col piede in una carogna d'animale.
- Nonno: Va meglio?
- Malato: Sì...sì...accompagnatemi di là, mibutto sulla paglia, (il malato e i due chelo
sostengono escono)
- Nonno: Sarà meglio portare di là ancheGabriella. (si rivolge a due uomini)Aiutatemi!
(sollevano la branda e la portanovia)
- Nonno: (si avvicina ad unuomo seduto molto avanti nella scena: ha il capo fra le mani) E ituoi?
- Uomo: Non parlarmene! La testa mi scoppia se lipenso.
- Nonno: Non credi?
- Uomo: Finché c'era la nebbia speravo che lacasa avesse resistito: quando se n'è
andata, (fa cenno che la casa non c'è più )
- Nonno: Ti sarai sbagliato.
- Uomo: Tu li conosci questi posti. Se ti pigliasseroin barca e ti dicessero: andiamo alla casa di Giacomo,
di Andrea, alla mia, tu condurresti la barca dove la casa è sommersa. Perché vuoiconsolarmi?
Siamo amici,
- Nonno: Coraggio!
Alcuni degli uomini sono seduti al tavolo, altri in piedi appoggiati alle pareti: qualcuno fuma, altri
bevono.
- I uomo: Non abbiamo più casa, né bestie, né campi.
- II uomo: Io mi domando se si renderanno conto dellanostra disgrazia.
- III uomo: Ci hanno abbandonati, a mio giudizio non passeremo la notte.
- IV uomo: Non ci hanno abbandonati, lo sanno, ci hanno visto, solo non possono avvicinarsi.
- V: uomo Sanno che siamo vivi,
- IV uomo: Non giungeranno in tempo, ma i loro sforzi mi danno pace.
- V: uomo Bel gusto! Intanto sei morto! Sanno tante cose gli uomini, hanno tante macchine, ma
quando sono necessarie per salvare dei poveri Cristi come noi, ci lasciano crepare. Se non vanno le
barche, perché non vengono con gli aeroplani, con gli elicotteri?
- IV uomo: Con questa nebbia,
- VI uomo: Ho tutti gli abitibagnati.
- VII uomo: Avvicinati al fuoco! Meglio morireasciutti.
- VI uomo: Spiritoso!
- VII uomo: E che cosa conta immalinconirsi? Muorimeglio?
- Prete: La migliore morte è quella in grazia diDio
- VI uomo: La migliore morte è quella nel proprioletto e non annegati.
- VIII uomo: Dicono che sia una cosa rapida, perdi subitola coscienza e non senti più nulla. Se ti
ripescano in tempo, un po' di respirazione artificiale e ti riprendi, altrimenti muori sulserio.
- Filippo: Breve o lunga la morte fapaura.
- Prete: Non deve fare paura.
- Filippo: (conira) Mi fa paura, (più piano) la morte perannegamento.
- Nonno: Calma! Se cercassimo di dormire? (si alza, fa per muoversi, poiritorna a sedersi)
- Prete: Amici, durante la guerra mi sono trovato conaltri dieci uomini su una scialuppa in mezzo al mare,
sembrava dovessimomorire di fame, di sete. Dio ci ha salvato, ma noi avevamo già affidato alle
onde una bottiglia sigillata con i nostri nomi dentro: credo che ora dobbiamofare lo stesso.
- Nonno: Useremo il bidone dellatte.
- Vecchio: Ma allora, non c'è più speranza?
- Nonno: E' per precauzione.
- Vecchio: Ah!
- Nonno: (alprete) Scrive lei? Quic'è penna e carta.
- Prete: Se vuole. (inizia a scrivere) noi di Occhio Bello, prigionieri nella cascinadenominata, (si rivolge
al nonno)
- Nonno: Alto Podio.
- Prete: , Alto Podio, chiusi da ogni partedall'acqua, sotto l'incubo da essere travolti perché la
terra frana, scriviamo suquesto foglio i nostri nomi, fiduciosi nell'aiuto di Dio,
- Filippo: (è un giovane alto, magro, ha una barba ispida, nel volto gli zigomi sono moltopronunciati,
gli occhi sono piccoli, infossati: ha gesti violenti, agita le dita etrema nel corpo) Mi oppongo alla frase:
fiduciosi nell'aiuto diDio.
- Prete: Perché ?
- Filippo: Perché non esiste Dio. E se anche cicredessi, non sono fiducioso nel giudice che già mi ha
condannato amorte.
- Vecchio: Se firmo quel foglio è per scongiuroperché non credo che morirò.
- VII uomo: (aFilippo) Non fare ilcavilloso. Speri che ti possa salvare qualcun altro al di fuori di
Dio?
- Filippo: Non ho fiducia in nessuno.
- Prete: Pietro stava per affogare e Cristo losalvò. Perché non potrebbe salvare anche noi?
- Filippo: Perché non sono Pietro, e Cristo nonc'è.
- Prete: Non c'è nel tuocuore.
- Filippo: Sulla terra non c'è. Ha lasciato i preti, ma questi non contano quando c'è tempesta.
- Prete: Cerca Dio all'infuori di me e lascia starei preti. (più calmo, rivolto atutti) Noi non
possiamo vedere il futuro: Dio non è giudice se non dopo la morte, prima è nostro amico e
possiamo pregare perché ci salvi. V'invito apregare.
- Filippo: E come? Dammi una preghiera nuova se vuoi chemi esca dal cuore. Io non posso pregare con le
parole solite in questomomento. (si rivolge a tutti con facciaimpaurita, quasi piangendo) Io ho sempre
avuto paura dell'acqua e sono figliodi marinai, amici, non ci credereste, proprio così !
Marinaio mio padre, mio nonno. Appena ho potuto mi sono portato più addentro, nella terraferma.
L'acqua mi perseguita, mi fa paura, non avete mai visto i bambini che non vogliono bagnarsi, o i
gatti? Anche il fiume è traditore: ci ha imprigionati suquesto brano di terra e ci rosicchia
sghignazzando. Che abbiamo fatto dimale? (si avvicina al nonno) Dimmelotu, nonno? Sempre casa,
aratro, lavoro. (a tutti) Non capite che siamo dei condannati amorte?
- Vecchio: (siè alzato e trema visibilmente) Esco. Questi discorsi mi fanno maleall'intestino.
- Filippo: (si riprende comecolpito da un'idea improvvisa) Ho un'idea! Tu, prete, non hai sempre
sostenuto che Dio è superiore alla natura?
- Prete: Sì.
- Filippo: (atutti) Facciamo unaprova. Ma bisogna essere d'accordo tutti, incominciamo dai
bambini,
- Uno: Dormono,
- Filippo: Li sveglieremo. Dio ha fatto tanti miracoliinutili per dimostrarci di esser Dio. Chiediamogliene
- Uno: utile, che ci salvi.Se è vero che ha creato l'ordine, darci la morte con questo putiferio è
un controsenso.
- Uno: Dio deve salvarci.
- Un altro: Lo può.
- Filippo: (adagio) A meno che tutti qua, noi, in questo momento non dobbiamo pagare peruno.
- Prete: (gridando) Perte!
- Filippo: (arrossendo) Io! Ho lacoscienza a posto, prete, anche se non mi sono confessato date.
- Uno: Io sarò un imbecille, ma penso che nondobbiamo discutere sulle cose che succedono: si
accettano, aspettando chepassino.
- Filippo: (avvicinandosi acostui con ironia compassionevole) Tu sei sempre stato un po' chiuso,
Antonio. Non offenderti.Ricordi che se la tua mucca passava nel mio campo, non te l'ho mai
rincorsa alegnate e se c'era un buon bicchiere da bere t'invitavo volentieri. Ma quandosono in
campo i valori dello spirito ho ben diritto di riprenderti, se ne so più dite. Dio ci ha dato una vita, una
casa, una famiglia, un lavoro. Dimentica la miapaura per l'acqua. C'è qualcosa di più che
un semplice bagno da fare oda non fare: c'è da morire o da esser salvi. Già la morte naturale
non è unacosa molto chiara, ma è comune a tutti, come la vita. Ma questa morte è solo
nostra, capisci? Gli altri sono salvi, lontani, ci pensano, se ci pensano, manon possono fare nulla. Dio
ha voluto così per noi, Dio e nessun altro cheDio, che ne dici prete?
- Prete: Dio, nessun altro cheDio.
- Filippo: Lo conferma. E perché allora ha volutocosì per noi? Solo per noi fra tutti questi uomini
che continuano a vivere e, imbecilli, non sanno la gioia che possiedono? Dio è ingiusto o tutti noi
siamo qui apagare per uno che ha suscitato l'ira di Dio. (duro) Chi ha la coscienza pulita si alzi in
piedi e chi non l'ha abbia ilcoraggio di dirlo e decideremo.
- Prete: (conimpeto) Fermi! Il flagello di Dio è un avvertimento per gliuomini.
- Filippo: Ma perché sulle nostre spalle? Siamo unbranco d'animali perché Dio ci fulmini a caso
per avvertire gli altri dallasua ira? Mi ribello a Dio: rifiuto di morire pentito se il prezzo della mia morte
è il mezzo per avvertire il prossimo.
- Prete: (avvicinandosi eposandogli una mano sulla spalla) Calmati, siamo umili! Tu sei accecato
dalla superbia. Comefai a confondere il tuo problema con quello di Dio? Ogni attimo di vita è un
dono che Dio ti fa senza tuo merito: questo lo comprendi. E se Dio ti toglie lavita, puoi accusarlo di un
delitto? Se interrompi una sequela continua di doninon dovuti ti senti in colpa? (atutti, passando da
- Uno: all'altro) Un uomo donava a un povero una somma didenaro ogni giorno per il cibo, il vestito,
un misero letto: erano anni chefaceva così. Ma un giorno passando per la strada lo vide a terra,
ubriaco esi informa e gli dicono che quell'uomo beve tutto quello che lui gli regala. Cosafarà il
giorno dopo quando il povero, svaniti i fumi del vino, ma con il serpedel vizio nel cuore si presenterà
con aria ipocrita a chiedere il dono? (si rivolge a Filippo) Siiumile e accetta il dono della vita come fra
poco il dono della morte: considerache i tuoi peccati ti fanno oggetto continuo di un rifiuto da parte di
Dio. Ese ti senti innocente, pensa che Dio si serve di te per un altro problema, ilSuo, che è inutile
indagare: per te ha pronto il cielo, come ci hapromesso.
- Filippo: (a tutti, con ariacattiva) Perdonatemi! E' stato puerile chiedere un miracolo. Mi pareva che
rivolgendomi a Colui chechiamiamo il nostro creatore con parole umane, ma gridate sopra i venti e la
bufera, potessimo strappargli quello che Lui solo può fare. Non chiedete ilmiracolo se volete che
avvenga. E' l'unico modo per conciliare l'umiltà conla superbia di chiedere. Ma dimmi, tu,
quello che non gridi, lo chiedi, sì o no, infondo al cuore?
- Uno: Lo chiedo!
- Un altro: Lo chiedo,
- Tanti: (sotto la muta interrogazione di Filippo che passa dall'unoall'altro) Lo chiedo, lo
chiedo,
Si apre improvvisamente la porta ed entra il vecchio, insanguinato, vacillante.
- Nonno: (alzandosi) Che è successo?
- Vecchio: L'ingegnere, e quei tre garzoni, fuggiti,
- Nonno: Come?
- Vecchio: Hanno preso le botti, mi sono opposto, mihanno picchiato,
- Nonno: Farabutti! L'ultima speranza per salvarealmeno le donne e i bambini.
- Vecchio: (avanzando sorrettodai presenti) Lucia!
- Lucia: Vieni, nonno: andiamo di là....ti laverò un poco,
- Nonno: Ora, se non giungono in tempo, siamo perduti.(a una mossa del prete) Basta, prete!
- Ognuno, ma dov'è Filippo?
- Uno: Era qui,
- Un'altro L'ho visto uscire,
- Un'altro Nonno, ho paura, (e fa per trattenere il nonno che si è alzato)
- Nonno: Lasciami! Non hai capito che è pazzo? (va alla porta e la apre)Filippo, Filippo, (più
piano) Filippo, (chiude la porta e si rivolge agli uomini che lo guardano con apprensione) siè
impiccato!
Mentre gli uomini reclinano il capo e qualcuno piange sommessamente, il prete in ginocchio recita:
"Requiem aeternam donaei, Domine, "
ATTO QUARTO
La scena si svolge in una stanza le cui caratteristiche architettoniche richiamano
subito nella mente il ricordo di quelle sale degli antichi castelli del veneto, dai
soffitti bassi, dalle massicce colonne murate, con guide ad ogiva che si raccolgono
nel centro della stanza in alto, le pareti sono perfettamente nude, dipinte acalce,
in fondo vi è una porta infossata all'estremità dall'ampio spessoredel
muro. Gli unici oggetti sono a destra: un centralino telefonico fatto a banco, conil
prospetto degli attacchi delle varie linee, a sinistra una lavagna daaula scolastica,
in centro una sedia. Al centralino è seduto un giovane, affannato intorno alle
linee telefoniche del quadro: vicino cinque o sei uomini, d'alta statura, vestiti
con tute e stivali fino alle cosce, fissano intensamente il giovane, che ha la cuffia alle
orecchie e il microfono dinanzi allabocca.
- Giovane (conrabbia) Pronto, pronto, XXX battaglione, pronto!
- Uno: Sta' calmo, cerca altrove,
- Giovane: Pronto, pronto, (come se sentisse) ecco! (si voltadi scatto) Fate
silenzio lì dentro: non si sente nulla. (si volta) Pronto..
- Un altro: Non c'è nessuno
- Un altro: E' l'acqua,
- Un altro: Non la puoi faretacere,
- Giovane: (colta al volo laparola acqua) L'acqua, ? E' già qui, ? (fa
l'atto di togliersi la cuffia)
- Uno: No, sta' calmo: chiama!
- Giovane: (risedendosi< /i>) Sì, mettiti difronte a me, tu. Ho bisogno della
tua calma. (a tutti) Mi dovete compatire. Voi avete le orecchie libere e avvertiteil
minimo movimento nel rumore dell'acqua. Io sono sordo, cieco,
- Uno: Non senti nulla?
- Giovane: No, è faticasprecata.
UnoInsisti.
- Giovane: L'acqua, ci avrà già sorpassato?
- Uno: La strada è libera.
- Giovane: Meno male.
- Uno: Se qualcuno risponde, devi dire che nonbastano i camion che ha mandato per
la gente che c'è dilà.
- Giovane: Lo so.
- Uno: Adesso, ma devi dirlo bene al momentogiusto.
- Giovane: Lo dirò. L'allacciamento c'è ancora, ma la strada sarà
praticabile?
- Un altro: Lo sapremo quando Pierino sarà di ritorno, se torna,
- Un altro: Bisognerà decidersi ad avviare quella gentea piedi.
- Un altro: Di notte? Come fai con ibambini?
- Un altro: Che tragedia!
- Un altro: Su, sveglia! (al giovane)
- Giovane: (con impulsività, scuotendosi) Pronto.pronto (tutti si tendono) Nulla!
Pronto, pronto, siamo inpericolo.
- Uno: (piano) A chi lodici?
- Giovane: A nessuno, oh, bestia! L'ho gridato anessuno!
- Un altro: Tieni i nervi a posto.
- Giovane: E' facile a dirlo, i miei nervi continuanoquesti fili e li vede oscillare al
vento sulla campagna trasformata in mare. Disperazione! Che conta la mia voce se
nessuno l'ascolta.Pronto, pronto, (rivolto agli altri) vi facciopena, ma
io sono talmente abituato a sentire parlare questi fili che il lorosilenzio mi fa paura.
- Uno: Non te ne facciamo una colpa: ticomprendiamo, bisogna insistere. (si ode il
rumore di un camion) Un camion, (si avvia: il telefonista si alza anche lui
portandosi le mani alla testa nell'atto di liberarsi dalla cuffia)Non ti muovere!
(agli altri) Sarà Pierino,
Entra Pierino, un uomo grande, corpulento, vestito con stivali e giacca di cuoio,
fuma un toscano e ogni tanto sputa da unlato: ha un'espressione serena,
ottimista.
- Uno: Pierino!< /span>
- Pierino: Ce l'ho fatta! Una strada infernale. Possocaricarne trenta. In quanti
sono?
- Un altro: Più di cento e ne giungonocontinuamente.
- Pierino: Perdiana! Ma l'avete detto..?
- Un altro: Non ci riesce a comunicare con nessuno.
- Pierino: Camion ce ne sono, ma non puoi toglierli daun posto per metterli in un
altro. Ce n'è bisogno dappertutto. Falli venire..
- Uno: degli uomini si avvia al fondo, apre la porta e grida: "Donne e
bambini..", "Non più di trenta.." Dalla porta entrano delle
donne con bambini in braccio e per mano, sono vestite confusamente, con coperte
sulle spalle, abiti per metà maschili e per metà femminili: passano silenziose
sul fondo della scena dirigendosi verso destra. L'uomo ne conta un certo
numero; poi spinge indietro quelle che premono per avanzare. "Basta, non
insistete, fra poco giungerà un altro camion" e chiude.
- Uno: (a Pierino) Hai benzina?
- Pierino: Sì, ho fatto il pieno.
- Uno: Là ce n'è.
- Pierino: (dirigendosi versoun angolo del fondo) Un gallone lo piglio lo stesso. (lo
afferra e ritorna)
- Uno: Vuoi del vino?
- Pierino: Del caffè.
- Uno: Caffè freddo. (prende un bicchiere e un fiasco, lo riempie e lo da a Pierino)
- Pierino: (bevendo)
Non fa dormire.Che voglia di un letto..!
Si avvicina un uomo con una donna e due bambini piccoli.
- Uomo: (aPierino) E' lei il conducente?
- Pierino: Sì.
- Uomo: La strada è sicura?
- Pierino: Come quella del paradiso, mezz'ora e siamo a Rovigo: tornerò.
- Uomo: Grazie, ma che sia sicura ora,
- Pierino: Che bamboline, (all'uomo) su, da' a me, (e gli prende il
fagotto)
- Uomo: Ciao Clotilde!
- Clotilde: Ciao Bruno! Ti aspetto da nonna, e vieni, mi raccomando.
Bruno, la roba, ?
- Clotilde: Promettimelo! Non farmi stare in pena.
Bruno Verrò, verrò,
Clotilde si allontana verso destra mentre Bruno esce dalla porta di fondo. Da un lato della scena è entrato Guglielmo: veste gli abiti del primo atto, ma in disordine, sporchi, hai capelli
arruffati, il volto segnato dalla fatica. Si avvicina ad uno degli uomini e lo tira per
un braccio.
- Uno: Che vuoi?
- Guglielmo: Posso parlarti?
- Uno: Dì pure. (e si portano leggermente verso sinistra)
- Guglielmo: C'è un gruppo di gente, non so quanti, in una cascina vicino
al fiume.
- Uno: Li salveremo, domani
- Guglielmo: Penso che bisognerebbe andarci subito. (parla senza animazione)
- Uno: Subito?
- Guglielmo: So orientarmi, io sono di qui. Io arrivo dalla terra ferma, io non attendo
di essere portato indietro, io cerco qualcuno che mi aiuti ad andare avanti
nell'acqua, ho soldi, posso pagare il pericolo, il disagio
- Uno: Ma non si tratta
- Guglielmo: Lo so, lo so, dico per dire: voi tutti qua per niente, lo so. Avete una
barca lì fuori,
- Uno: (constupore) Ma è notte!
- Guglielmo: Ma se ti dico che in questi posti io vado ad occhi chiusi! Bisogna
rimanere vicino alla corrente ed attendere il momento buono. Ci sono già stato
oggi fin là. Quella gente grida, urla. La correnteè forte, lo confesso, forse
come un fiume nel mare.
- Uno: Non è possibile andare di notte. Fra qualche ora c'è l'alba. Per
prima cosa andremo a salvare quella gente.
- Guglielmo: (con testardaggine, senza cambiare tono di voce) Siete buoni, ma qualche
ora ha grande importanza. Laggiù la terra frana metro per metro. Morire
improvvisamente è nulla: attendere di essere travolti minuto per minuto è
terribile. Vorrei essere là a gridare che ci sono, anche se non posso raggiungerli.
Se la terra frana e tutto è travolto io non ritorno, ma so che mi hanno udito fino
all'ultimo. Mia moglie mi crede lontano, in città, a fare cose, (con
violenza) io non posso, capisci?
- Uno: (andando verso la lavagna) Spiega bene dov'è, (si volta e chiama)
ehi, venite qua. (tutti si avvicinano alla lavagna, uno prende il gesso e lo da a
Guglielmo:)
- Guglielmo: Ecco, il disegno. (e inizia a disegnare seguendo le parole) In questo punto,
Occhiobello l'avete presente? A tre chilometri il fiume fa un gomito, proprio
sul gomito c'è una collina, il fiume ha rotto qua e qua ed ha isolato la
collina. La corrente le scivola intorno infuriata e inghiotte continuamente terra. Noi
siamo giunti dalla laguna, di qua, poi la corrente ci ha ributtato indietro,
dovunque cercassimo di tagliarla. Ora sarà diminuita, lo so, lo sento. Dobbiamo
andare subito.
- Uno: E' sulla collina?
- Guglielmo: C'è una cascina: cascina Alto Podio, ha un bel giardino davanti, il
rustico dietro, domina il Po, lo dice il nome
- Uno: Hai parenti?
- Guglielmo: La moglie e due bambini, e poi ho visto che ci sarà almeno una
trentina di persone, (batte col gesso sulla lavagna nel punto della
collina), qui, qui, qui (e singhiozzando scivola a terra)
Gli uomini si precipitano a sostenerlo, ma ametà dell'atto si fermano, senza
muoversi, come statue. Guglielmo, come senulla fosse continua a singhiozzare
appoggiato alla lavagna, dopo un po' sirialza, esce dal gruppo formato dagli
uomini che rimangono fermi nelle loroposizioni, e si dirige verso il centro della
scena, si siede, appoggia il caposulle braccia conserte appoggiate allo schienale
della sedia: continua a singhiozzare. Intanto un gruppo di uomini vestiti da contadini,
maordinati negli abiti, avanza dal fondo e si dispone a semicerchio intorno a
- Guglielmo: e tutti quanti gli pongono una mano sulle spalle: Guglielmo non avverte la
loro presenza. Questi uomini iniziano a parlare tutti insieme con una cadenza
lenta, con un tono di voce convinto e molto modulato.
- Coro I: ) Ti compiangiamo e non possiamo rallegrarci che tu sia vivo, come ci
rallegriamo con noi stessi. Noi abbiamo lasciato poca cosa in balia delle acque, al
tuo confronto.
Dietro al primo gruppo ne appare un altro formato da donne; si pongono al lato
destro degli uomini
- Una del Coro II: ) Ma i tuoi cari non sono ancora morti! (Guglielmo alza il viso e sorride:
non si rivolge alle donne) Ci sembra che tu ti disperi più per
l'impossibilità di non poterli salvare che per la loro morte imminente. Il
rimorso di qualcosa che non dici, ma che hai nell'animo, è più forte e
struggente dell'amore verso i tuoi cari. (Guglielmo fa cenno col capo
assentendo)
- Coro I: ) (gli uomini che avevano ritirato la mano dalla spalla di Guglielmo, la
ripongono) Tu ci esprimi il vero dolore di questa catastrofe. La tua solitudine non
è di oggetti, ma di vite umane. (Guglielmo china di nuovo il capo sulle braccia)
Un altro gruppo di uomini si unisce ai due precedenti a sinistra, è formato da
quattro uomini, si siedono per terra: sono la parte malvagia di Guglielmo e le loro
voci sono insinuanti. In un primo tempo parlano anche loro tutti insieme, poi
separatamente.
- Coro III: ) Hai paura che i tuoi cari pensino che tu sia fuggito? Ma che ne sapevi
cinque giorni fa? La formica esce dal nido in cerca di cibo: che ne può lei se,
appena uscita, il nido è schiantato sotto il piede dell'uomo?
- Coro II: ) Non ascoltare!
- Coro III: ) I)Non sei il primo ad augurare la morte di un altro.
- II: Non volevi rompere con il passato?
Quale mezzo più sicuro che affidarsi alla morte?
- III: A questa morte, ?
- IV: Lascia che le cose vadano per il loro verso.
- Una del Coro II: :
) Il tuo avvenire dipende da una tua decisione.
- Coro III: ) I) Che può decidere l'uomo?
- II: , è polvere,
- III: , è sabbia,
- Una del Coro I: ) Ciò che riuscirai a fare non interessa: è ciò che decidi di
fare.
- Coro III: ) I)Da anni sogni d'essere libero.
- II: Il matrimonio ti pesa.
- III: I figli ti sono d'intralcio.
- IV: Hai paura di questi pensieri? Ma li hai
già avuti, ricordi? Che differenza c'è fra pensiero e azione?
- Una del Coro II: :
) Non hai ancora ucciso te stesso con questi pensieri, ti sei solo
preparato la fossa, non uccidere realmente: ti seppellisci vivo per sempre.
- Coro III: ) Non sei molto sensibile, non c'è rimorso se non lo dirai a
nessuno
- Una del Coro I: ) Potrai non dirlo a testesso?
- Coro III: ) Che cosa fa il tempo se non curare le piaghe e i pensieri? In città
sei a posto. Altra vita, altri amori: un sogno concluso il passato, un brutto sogno.
Sei in regola: s'incarica lei, la natura. E tu che puoi fare, che potevi fare, dirai?
Sta' calmo. Quella via è pericolosa, non farla, non tentarla nemmeno,
- Coro I: ) Raggiungili, Guglielmo, in qualunque modo,
- Guglielmo: (come svegliandosi) Ma come? (si alza e va lentamente verso la lavagna,
passa attraverso il gruppo degli uomini che non si sono mossi, prende il gesso e
disegna la strada che vorrebbe fare) Farò la strada del fiume,
questa, entro nella falla, mi fermo alla collina,
- Coro III: ) Ma la corrente è furiosa: ti travolge come un fuscello. Tua
moglie sarà liberata di te, che ne dici?
- Guglielmo: Mia moglie è felice che io sia in salvo.
- Coro III: ) Rimani. Li salveranno.
- Coro II: ) Raggiungili, Guglielmo, in qualunque modo.
- Coro I: ) (quasi gridando) Raggiungili, Guglielmo, in qualunque modo,
- Coro III: ) Tua moglie salvata ti cercherà e nonsaprà nemmeno che sei
morto per lei.
- Guglielmo: Le scriverò. Ma devo tentare. Lungo il fiume, in mezzo alla falla.
(segna col gesso sulla lavagna), per giungere qui, qui, qui, (e
singhiozzando scivola a terra. Gli uomini fino ad allora immobili nell'atto di
sostenere Guglielmo, si scuotono e compiono l'atto. Afferrano Guglielmo e lo
sollevano. Intanto le persone dei tre cori sono lentamente retrocesse nel buio del
fondo)
- Uno: Andremo senz'altro, appena albeggia.
- Guglielmo: Sì, (si libera dalle mani degli uomini) Appena albeggia. Ora vado di
là a riposarmi un poco. (sorride incerto e si allontana)
- Telefonista: Pronto, pronto, aiuto!
- Uno: Che c'è ? (il giovane fa ampi segni con le mani, dalla commozione non
può parlare: gli uomini gli corrono intorno)
- Giovane: Vengono, vengono, con barche, motoscafi. (ripetendo quello che ascolta) I
militari assumono il comando, la marina, le navi risalgono il
Po, vengono, tutta l'Italia è in piedi. (grida, facendo gesti deliranti)
Amici, siamo salvi, siamo salvi, (gli uomini lo guardano sorridendo tranquilli)
Entra un uomo dalla parte di destra e dice all'indirizzo del gruppo: quel giovane si
è allontanato con una barca.
- Uno: Chi?
- Uomo: Quel giovane che era qui poco fa.
- Uno: (guardando gli altri costernato) Va ad uccidersi,
- Telefonista: (venendo in mezzo al gruppo con la cuffia in testa e guardando i
compagni preoccupato) Che c'è di nuovo? (poi, colpito da una voce
all'orecchio) Siamo salvi, siamo salvi...
ATTO QUINTO
Identica la scena del terzo atto. Intorno al tavolo sono seduti il nonno, il
prete, cinque uomini che dormono stravaccati sulle seggiole. A destra, molto
avanti sulla scena, vi è la donna con il bambino in braccio: ha nel volto
un'espressione di disperazione. In mezzo alla tavola vi è una lampada
a petrolio. Sono tutti in silenzio. Dopo un po' un uomo sialza e si avvia
barcollando verso il fondo della scena, si avvicina alla radio gira il tasto
dell'accensione, la radio rimane spenta, l'ubriaco aspetta
pazientemente che suoni: dopo un po' si preoccupa di non sentire nulla,
guarda corrucciato la radio e si china avvicinando a questa l'orecchio. Nel
frattempo un altro ubriaco ha alzato il capo, si tende verso il compagno in
piedi e dice: "Ma suona, non senti? " e solfeggia col braccio
nell'aria. L'ubriaco in piedi si rischiara, sorride e con la mimica
esprime ciò che sente. Alza le braccia e muove le gambe in un passo di
danza, cantando a fior di labbra: "Trallalallalla,, trallallallalla, ".
L'ubriaco ballando egirando su se stesso inciampa in una sedia e vi cade
sopra.
- I Ubriaco: Oh, che bella invenzione, la radio! Se non ci fosse
questo rumore, (è il solito rumore dell'acqua, all'altro
ubriaco) Ma cos'è ? Sembra uno sciame d'api,
- II Ubriaco: So, so, sono api,
- I Ubriaco: Api? Oh..(si alza e si avvia alla porta con l'intenzione
di uscire: il prete lo ferma) Vedere..(il prete lo ri porta altavolo) Ho
la passione delle api, e quante ce ne devono essere,
- II Ubriaco: Tante,
- I Ubriaco: (i due ubriachi si parlano) Vi sono sciami che oscurano il
sole. A me piace l'ape quando va su un fiore, domani mistenderò
sul prato, a mezzogiorno, quando non c'è nessuno, a guardare
l'ape, che succhia, (ha un rutto)così, così, chi ha
chiuso la radio?
- II Ubriaco: Suona, non senti?
- I Ubriaco: (riprendendo adanzare) Trallallallla,
tralallalllallla,
- Nonno: Domani bisogna installarsi fuori, qui non è più sicuro.
Prete Sono quattro giorni e la corrente non accenna a diminuire.
- Nonno: Il fiume si è già inghiottito le stalle.
- Prete: Abbiamo fatto bene a buttare in acqua le bestie: una mandria di
mucche terrorizzate avrebbe creato l'inferno su questo spazio che ci
rimane.
- Nonno: Mi stringeva il cuore vederle perire. C'era la Macchiata che mi
guardava con un occhio umano e sembrava chiedersi perché la tenevo
lontano con la punta di ferro del bastone mentre l'acqua saliva. Le altre
erano impazzite e bisognava percuoterle perché non venissero a terra per
forza. La Macchiata era di fronte a me piantata sulle gambe in mezzo
all'acqua: se avessi tolto il bastone sarebbe venuta come al solito vicino a
inondarmi di fiato. Quando l'acqua le lambì la schiena, perse ogni
speranza e si adagiò sulla corrente, come su un letto di morte.
- Prete: E il cane? Prima si era affannato a nuotare dall'una all'altra
cercando di spingerle verso terra. Poi quando si accorse che appena giunto
lo respingevano indietro, venne a riva, pose il muso a terra e non si mosse
più.
- Nonno: L'ho visto. Quando tutte le mucche furono trascinate via dalla
corrente, è andato vicino all'acqua, l'ha mossa con la zampa e si
è lasciato andare con la testa alta senza voltarsi.
Gli ubriachi hanno seguito le parole del prete e del nonno.
- I Ubriaco: (quasi piangendo, rivolto al nonno e al prete)Assassini!
- II Ubriaco: Sta' zitto, (piange sul serio)
- I Ubriaco: (al II Ubriaco) Guarda come sei ridotto, ubriaco
fradicio, (al nonno) sei tu il responsabile.. tu l'hai voluto, senti le
api che invadono il campo, assetate di fiori, la burrasca è
passata, perché le abbiamo uccise?
- Prete: La burrasca non è finita.
- I Ubriaco: Menti, prete del demonio! Vuoi tenerci ancora chiusi qui
dentro perché hai paura della verità, dopo quello che hai fatto a degli
animali innocenti, le api sono già nei campi, sui fiori
- Prete: Non ci sono api
- I Ubriaco: Esse non hanno colpe da nascondere, rimorsi che le rodano.
(si alza, il prete lo trattiene) La sciami andare! Se gli uomini vi
perdoneranno, io racconterò alle api ciò che avete fatto,
(piagnucoloso) lasciami andare, ti prego! Non ne posso più di questa
camera: voglio il verde, l'azzurro
- Prete: Vieni a sederti. La burrasca non è finita. Le api fuggono verso i
prati lontani dove l'acqua non è giunta.
- I Ubriaco: Passano, soltanto?
- Prete: Sì, è così.
- I Ubriaco: (al nonno) E' vero?
- Nonno: Sì.
- I Ubriaco: Oh..oh..(china il capo singhiozzando)
- Prete: Poveretti, la tragedia delle mucche è stato l'ultimo colpo. Sono
da compiangere. Lei ha una resistenza formidabile. In quattro giorni non
l'ho ancora visto dormire.
- Nonno: Da un momento all'altro possono arrivare e ci vuole ordine: è
difficile che con un'imbarcazione capace per tutti: non mi fido di questi
ubriachi, sarebbero i primi ad imbarcarsi, a fare a pugni per guadagnare un
posto.
- Prete: Faremo noi a pugni se non intendono ragione.
- Nonno: E' naturale. (pausa)
- Prete: Lei, è pronto amorire?
- Nonno: (con tono deciso, guardando le mani che ha distese sul tavolo)
Sì prete. Ormai ho una tale pace dentro di me che non vi è pensiero
che mi turbi. Questa alluvione mi pare un naturale preambolo alla morte,
l'isolamento che precede il passo nel nulla. Se lei vuolmettere delle
parole in questo mio isolamento, è fatica sprecata: la prego di
risparmiarmele.
- Prete: Quanti anni ha?
- Nonno: Settantasei. Le serva come esperienza ciò che dico. Voi preti
cercate di indurre gli uomini ad aderire ad un credo, che è una certa
visione della vita, l'unica possibile per voi. Tanta chiarezza non mi ha
mai persuaso: se pensiamo d'essere marionette nelle mani di Dio, voi ci
affermate con sicurezza che abbiamo dei diritti presso Dio, se la tempesta ha
il suo epilogo, siamo frazioni di un Suo disegno, se ne usciamo minorati,
affermate che dobbiamo essere lieti della prova. Questa vita si adatta troppo al
pensiero di Dio perché io non dubiti che sia invece l'idea di Dio ad
adattarsi esattamente, come un abito agli eventi dell'uomo.
- Prete: (con profonda convinzione) Io sento che Dio è tutto ciò che
posso dirle a Sua testimonianza. Sento che tutto si spiega con Dio: non lo
tento, però, a spiegarmi il caso minuto e se talvolta ne sono costretto dal
mio prossimo per il mio bene, solo per il mio bene, mi sforzo di penetrare
nella mente di Dio, chiedendogli perdono della mia superbia. A lei non ho
da spiegare nulla, le dico solo che io sento Dio.
- Nonno: Ciò che ci separa, prete, è immenso come l'universo: la
piccola sensazione di sentire o di non sentire Dio. Un ponte tra noi non è
possibile, qualunque parola è inutile, come tra un sano e un sordo che
abbiano solo la voce per discorrere insieme.
- Prete: Chi è il sano?
Entra Federico e un altro con degli attrezzi.
- Nonno: Avete fatto?
- Federico: Sì.
- Prete: Sarebbe meglio portare di là almeno i due ubriachi.
- Nonno: (ai due uomini) Aiutatemi! (trascinano gli ubriachi verso destra e
li portano via, il prete intanto ritira i bicchieri e il vino, il nonno rientra e
chiama ai piedi della scala)
- Nonno: Lucia! (Lucia si sporge) La seppelliamo: fa scendere le donne.
- Lucia: Anche i bambini?
- Nonno: No, meglio di no.
Lucia si ritira: dopo un po' scende accompagnata dalle donne. Due
uomini portano in scena il corpo di Gabriella disteso su una barella e
interamente coperto. Lucia si avvicina a Federico.
- Lucia: Coraggio, Federico!
Tutti si fanno intorno alla barella: il prete sta un attimo in silenzio, poi
inizia a parlare con voce commossa.
- Prete: Fratelli, sorelle! E' la seconda persona che seppelliamo sopra questa
collina che Dio ha trasformato in un'isola tormentata dalle acque;
l'altro ieri con l'animo atterrito dall'improvvisa pazzia suicida di
quel nostro fratello, oggi col cuore addolorato dalla rapida morte di Gabriella.
Forse la scienza avrebbe potuto salvarla: Dio non ha voluto così, noi ci
inchiniamo umilmente. Ma piangiamo su lei: ognuno di noi la ricorda fresca
della sua giovinezza, esuberante della sua vita. Dio no, fa come voi quando
andate nel campo e tagliate fra gli alberi, i più vecchi, risparmiando i
teneri virgulti, Dio può fare cose che non comprendiamo. Teniamo per
fermo che è superbia e peccato pretendere che Lui si faccia sempre capire.
La morte è presso di noi nella corrente che in un momento può
travolgere tutto. La calma scenda nei vostri cuori, la sublime certezza di un
Dio che mentre corre sulle onde ammonitore e giudice, sa fermarsi
consolatore presso l'uomo tremante per la propria vita e sollevarlo con la
promessa del Suo regno. Ad ogni modo con quella mestizia che Dio ci
permette, noi ti salutiamo, Gabriella. Se la tua tomba sarà sconvolta dalle
acque noi saremo con te. Se ti diciamo: "nella terra di quest'isola,
riposa in pace" preghiamo Dio perché con la tua pace ci salvi in
questa vita.
- Tutti: Amen.
(molti piangono: il silenzio ora, come prima delle parole del
prete, è rotto da scoppi e convulsi di pianto)
- Prete: Andiamo.
(due uomini sollevano la barella ed escono, altri li
seguono)
- Federico: Lucia!
- Lucia: Coraggio Federico!
- Nonno: (a Lucia) Lo accompagno io: tu stai in casa, hai una faccia,
- Lucia: Non mi sento bene..(si siede al tavolo e la madre si avvicina)
- Madre: A noi non faranno un discorso così bello.Era una brava
figliola, ma cosa ha detto?
- Lucia: Ha detto che Gesù è qui con noi e ci da ancora poche ore per
prepararci,
- Madre: A cosa?
- Lucia: (infastidita) A morire!
- Madre: Menagramo!
- Lucia: (siè avvicinata alla donna col bambino) Ne hai ancora di latte?
- Donna: (atterrita portandosi la mano al seno dove tiene la bottiglia)
Sì, no,
- Lucia: No! Vorrei morire, ma non te ne toccherei una goccia: volevo sapere se
la bottiglia è già vuota, per lui
- Donna: Ne ho solo più poco.
- Lucia: Vuoi dell'acqua per allungarlo? Ne ho fatta bollire.
- Donna: Non ne hai della pura?
- Lucia: No.
- Donna: Di quella di fiume non mi fido. Ah, piovesseun poco!
- Madre: (avvicinandosi) Lucia, ho sete!
- Lucia: Là, al secondo piano. (e indica l'armadio) E' acqua di fiume.
La madre va all'armadio, riempie un bicchieree guarda l'acqua.
- Madre: Sarà poi tanto infetta? Se sono i morti che la infettano, avranno
paura quelli di Rovigo: i microbi non possono mica andare contro
corrente, tutte storie!(beve)
Si sentono fuori delle voci, urla, grida fra le voci cariche di stati d'animo
tumultuosi:
- Ma è pazzo!
- Dove vuole andare..
- Non ce la fa ad evitare la falla,
- Ma non vuole evitarla, guarda come rema
per imboccare la falla,
- Perdiana, a tutta forza,
- Viene da noi! Evviva! Verrà a dirci che
giungono!
- Non arriverà vivo quell'uomo,
- Ha raggiunto il limite dell'argine
rotto, lo sorpassa,
- Dio, come balla!
- Vuole uccidersi, la corrente lo trascina,
lo scaraventa da noi, lo farà a pezzi, Gesù. Maria, si è
capovolto!
- Nonno: (urlando ad alcuni) Attenti! Attenti, voi! Pronti ad
afferrarlo, attenti che non batta contro le pietre,
- Uno: E' scomparso!
- Nonno: No, riappare, riappare là, ce la fa, tieni duro, tieni
duro, dovrebbe lasciare la barca quando si sfascerà sulla terra,
Silenzio.
- Uno: Ce l'ha fatta, ce l'ha fatta corriamo,
Silenzio.
- Lucia: (alle voci è uscita: ma ora si ode il suo urlo straziante) Guglielmo, Guglielmo..
Dopo un poco entra quasi piegata in due, singhiozzando disperatamente,
sorretta dal nonno, dietro di lei due uomini portano il corpo di Guglielmo
morto, fradicio d'acqua, lo distendono a terra: Lucia cade in ginocchio
presso di lui. Guglielmo ha un'ampia ferita che gli attraversa la fronte e
sanguina: gli esce anche sangue dalla bocca. Tutti sono intorno al gruppo e
guardano con costernazione, delle donne piangono.
- Nonno: (è pallido, stravolto) E' morto! (con un temperino recide una
corda che Guglielmo ha al collo a cui è appeso un barattolo di latta:
apre ed estrae un foglio che consegna a Lucia. Lucia lo prende e lo
legge, poi lo riconsegna al nonno: il nonno si avvicina alla luce e legge
forte) Mia cara Lucia, ho deciso di raggiungerti. Sono stati vani tutti i
tentativi, ma, se scendo lungo il fiume attraverso l'argine rotto, spero di
farcela. Voglia Iddio che possa consegnarti con le mie mani queste righe:
ma se anche non fosse, sento che debbo fare così. Perdonami!
Impazzisco dal dolore! Dio mi punisce. Abbraccia i piccoli: riabilita in loro la
mia memoria. Guglielmo.
Silenziosi ma rapidamente entrano dalla porta di fondo cinque o sei uomini
vestiti con tute e gambali: nessuno si scompone, gli uomini vengono avanti:
quando vedono il morto si scoprono delle loro bustine di militari.
- Nonno: (ad uno di questi) Siamo in molti.
- Uno: Tutti qui?
- Nonno: (volgendosi verso la scala) Fa' scendere i bambini.
Si odono dei rumori al piano superiore: subito dopo scendono dalla scala
ragazzi di varie età, silenziosi, con l'aria insonnolita e stanca.
- Uno: Ci state, andiamo!
- Nonno: Pigliate la vostra roba!
Lentamente, uno dietro l'altro, uomini e donne si avviano verso la porta
di destra ed escono per ricomparire subito dopo ognuno carico di un
fardello: attraversano la scena ed escono dalla porta di fondo. Poco per volta
escono tutti e rimangono solo Lucia e il nonno. Il nonno prende la lampada
sul tavolo e la posa per terra vicino alla testa di Guglielmo. Solleva Lucia
che continua a piangere e si avvia con lei verso la porta di fondo.